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  • Daniela Maggiorano

PARLARE ALLA PELLE DEI BAMBINI

Il bisogno di relazione e la ricerca di vicinanza con l’altro è innato in ognuno di noi.

I neonati fin dai primi istanti di vita, ricercano il contatto con la mamma e sono particolarmente sensibili alle stimolazioni tattili già nella vita prenatale. Infatti il tatto è il primo dei sensi a manifestarsi a livello embrionale e, secondo i principi dell'embriologia, una funzione vitale è tanto più importante quanto più precocemente si sviluppa.

Essendo l'organo della pelle e il senso del tatto fra i primi a formarsi nell'embrione, possiamo comprendere come, anche dal punto di vista neurofisiologico, la funzione del contatto sia un bisogno primario dell'uomo.


Il sé del bambino prende gradualmente forma grazie alle cure primarie che riceve: dal modo in cui viene tenuto in braccio, toccato, accudito, guardato, il bambino sente di essere amato o no, riconosciuto nei propri bisogni o meno. La qualità e la quantità di stimoli che il bambino riceve sul proprio corpo, risultano fondamentali per il suo sviluppo psichico, fisico ed emotivo.


Mamma, papà e bambino si parlano attraverso la pelle.


La pelle è il nostro confine corporeo che protegge ciò che è al suo interno e che ci separa dal mondo esterno. Allo stesso tempo la pelle ci permette di contattare l’altro come quando ci prendiamo per mano o ci abbracciamo, quindi paradossalmente, la pelle separa e unisce.

Nelle prime fasi di vita è fondamentale per il bambino poter attraversare la fase di sana simbiosi con la mamma o con il papà, una fusione corporea che avviene attraverso il tocco, le carezze, il massaggio.

Leboyer scriveva:

attraverso il contatto delle mani il bambino capta tutto: il nervosismo o la tranquillità, l'incertezza o la sicurezza, la tenerezza o la violenza. Sa se le mani lo desiderano. O se sono distratte. O, ciò che è peggio, se lo rifiutano. Davanti a delle mani premurose, affettuose il bambino si abbandona, si apre. Davanti a delle mani rozze, ostili, si isola, si nasconde, si chiude... Quali mani devono sostenere il bambino? Mani leggere, non autoritarie. Che non chiedono nulla. Che sono semplicemente lì, leggere ma piene di tenerezza e di silenzio

Molti studi sono stati fatti sulla deprivazione delle cure materne, Spitz in particolare osservò gruppi di bambini istituzionalizzati, dove alcuni erano accuditi dalle mamme detenute, altri invece vivevano in orfanotrofio dove non ricevevano il calore amorevole di una mamma. Entrambi i gruppi di bambini ricevevano cure dal punto di vista igienico e nutritivo, ma il secondo gruppo presentava un quadro preoccupante: molti bambini non crescevano regolarmente, soffrivano di ritardo nello sviluppo cognitivo-motorio, avevano una ridotta risposta agli stimoli esterni, inespressività del volto e crisi di pianto, nonché un marcato abbassamento delle difese immunitarie.

I sorrisi, le carezze, il tono della voce, lo sguardo, sono tutti stimoli che nel bambino appena nato generano una reazione positiva assolutamente necessaria al suo sano sviluppo.


Le relazioni primarie costituiscono per il bambino il ground dell'esperienza dell'intimità, si forma il sè in contatto con l'altro, si apprende il modo di essere con l'altro, è il luogo dove poggiano le basi le future capacità sociali dell'adulto che diventerà. E’ qui che si apprende se ci si può fidare del mondo, oppure è meglio fare da sé; è qui che si impara che ci sarà sempre qualcuno pronto ad accoglierci in momenti difficili o è meglio tenere per sé certe emozioni che non è stato possibile condividere; è qui che si poggiano le basi della sicurezza personale e della capacità di affrontare la novità.


Per esplorare nuovi porti con sicurezza, dobbiamo per forza di cose essere passati attraverso una fase di dipendenza.


I bambini resi autonomi precocemente, non riusciranno ad interiorizzare a pieno la base sicura che in un primo momento è rappresentata dalle figure genitoriali. Il bambino e l’adulto, per potersi separare e differenziare dall'altro in modo fluido e spontaneo, deve essere appartenuto.

Dipendenza e appartenenza significa essere visto, essere parte di quella famiglia, essere riconosciuto nei propri bisogni e nelle proprie emozioni, essere accolto per come è e non per come dovrebbe essere.


Per fortuna c’è sempre la possibilità di riparazione nelle relazioni e soprattutto, laddove ci siano state delle mancanze nel nucleo di origine, si potrà trovare appartenenza ed accoglienza negli incontri nutrienti che si faranno durante le varie fasi del ciclo di vita.


In alcune relazioni ci si può ammalare, ma in altre relazioni si può guarire.




Daniela Maggiorano Psicoterapeuta

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© 2019  Dott.ssa Daniela Maggiorano

 Psicologa Psicoterapeuta

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